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05/05/2007: I “piccoli”: Chiesa discente o Chiesa docente?

Un'altra (sana) provocazione dal nostro missionario don Vincenzo De Florio, che non perde occasione per raccontarci qualcuno dei tanti fioretti brasiliani. Questa volta, traendo spunto dalla familiarità dei suoi piccoli con gli animali, ci raccomanda di non considerarci "maestri" solo perché più ricchi e dotati, ma di imparare ad ascoltare e farci convertire proprio dagli "ultimi"!
Autore: Don Vincenzo De Florio
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Dettaglio della news


«In verità vi dico:
se non vi convertirete
e non diventerete come i bambini,
non entrerete nel regno dei cieli»
(Mt 18,3)


Si recita il Rosario quando improv- visamente Pinoquio sparisce nel cortile e, immediatamente dopo, anche Marquinho lo segue.
Con Aleson continuiamo, passeg- giando, la recita. Ed eccoli con un camaleonte teso tra le mani.
La mia reazione: “… ma morde!”.
Noi occidentali siamo oramai molto lontani dalla natura che ci circonda e tutto ciò che è vita, assuefatti come siamo a vederla in immagini o in plastica, ci spaventa.
Che ridere con la comunità in visita da noi dall’Italia, quando per la presenza di uno scarafaggio vedemmo la Giovanna, terrorizzata, saltare sulla sedia per… difendersi!
E mi viene in mente quando, nel nostro primo viaggio in Brasile con l’indi- menticabile don Pasquale, Mons. Lessa volle che lo accompagnassimo nella Visita missionaria in alcuni villaggi sperduti nell’immensità arida della sua diocesi. La notte ci stendemmo, alla men peggio, su qualche cassapanca di un salone comunitario. La nostra meraviglia fu grande quando, alzandoci al mattino, notammo nell’acqua del water dei pacifici ranocchietti, minuscoli ma capaci di saltare per alcuni metri, comunissimi anche nelle case nel periodo delle piogge. Sorridendo ci ripetevamo: “meno male che questa notte ab- biamo preferito, nell’oscuritá, recarci tra i campi più che sederci sul vaso!!”

Quando tra le baracche zingare di Nicastro vennero a trascorrere con me le feste natalizie le suore che condividevano la vita con i Sinti in Roma, suor Rita riuscí ad assuefarsi alla presenza frequente di grossi topacci, immaginando di vedere non dei ratti ma dei… (con che fantasia!!) colombi!
Resto ammirato quando leggo di San Francesco, che con Madre Natura aveva un rapporto di sacra familiarità, raccogliendo perfino un vermiciattolo dalla strada per porlo al sicuro da quanti l’avrebbero calpestato.
E vorrei anch’io ap- prendere da Pinoquio la tenerezza per le “bestie” che a me fanno solo spavento.
Per Pinoquio il cama- leonte semplicemente aveva fame e si è preoccupato, quindi, di riportarlo fuori dal cemento, tra le piante verdi, mentre io non avrei esitato, terrorizzato, a procurami qualche pietra… per schiacciargli la testa!
Noi civili (!), quanto abbiamo da imparare dai piccoli, se appena ci convinciamo di non essere maestri in tutto, anzi!
E ascolto molto volentieri le riflessioni registrate di Dom Benedetto Calati quando insiste nel definire pericolosa la distinzione tra “Chiesa docente”, a cui spetta insegnare, e “Chiesa discente”, che deve solo apprendere ed ubbidire. Senza volerlo, si è così soffocato lo Spirito infuso anche nei laici nel Santo Battesimo. I laici, le donne, i piccoli, i poveri quanto hanno da insegnarci!!… ma a volte preferiamo che tacciano.

Alla domanda se, nei lunghi anni spesi tra gli Zingari, sono poi riuscito a convertire qualcuno ripeto con sincerità: “so soltanto che gli Zingari mi sono stati maestri di vita, e hanno convertito me”.
Don Tonino Bello, notando che la lettera scritta a Massimo (nomade ucciso in un tentativo di furto da un metronotte, a sua volta derubato precedentemente), apriva il mio libro-testimonianza di vita “Zingaro, mio fratello”, mi confidava che non si rammaricava d’averla scritta, anche se gli aveva provocato una delle tante tiratine di orecchie per aver confessato “Prima che giustamente ti uccidesse il metronotte, forse ti avevo ingiustamente ucciso anch’io quando… avrei dovuto fare ben altro che mandarti via con diecimila miserabili lire e con uno scampolo di predica… Siamo ladri anche noi: perché prima ancora che della vita, ti abbiamo derubato della dignità di uomo…”.
Un nomade ladro e giustamente falciato, offriva una lezione a un Vescovo-Maestro in umanità!

So che sto parlando ad amici-fratelli che mi conoscono e ben sanno quanto sono convinto (per averlo sperimentato abbondantemente) dell’aiuto che i poveri, esclusi e disprezzati ci offrono per comprendere e vivere il Vangelo.
Ben mi conoscete ed accettate le mie provocazioni.
Ve ne sono grato e perdonatemi.

Padre Vicente

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