ORIZZONTI NUOVI “Evandro Lupidi” O.N.L.U.S.
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05/10/2008: Ancora sul viaggio associativo... la parola ai GIOVANI

Dopo quelle di Tonino e di Pier Paolo, le ultime due testimonianze sul viaggio associativo 2008. Due visioni complementari, questa volta di giovani: Antonella, educatrice di origine cala- brese, che ha preferito una estate diversa per conoscere in prima persona l'altra faccia della medaglia del nostro mondo consumistico, dedi- candosi ai più poveri; Fabio, universitario gino- sino, che avendo trascorso già vari mesi in Brasile fa un'analisi per certi versi pessimistica della cruda realtà brasiliana. Ma entrambi sono concordi nel riconoscere la bellezza dei bimbi e del loro sorriso. Numerosi e vivaci, sì, ma... come si potrebbe vivere senza di loro?
Autore: Antonella Talarico e Fabio Pepe

Dettaglio della news

Ho sempre desiderato fare un’espe- rienza di volontariato nei Paesi po- veri. In me c’è lo spirito e la voglia di aiutare coloro che soffrono. Per questo ho deciso di diventare un’edu- catrice. Vivere con gli altri e fare qualcosa per loro mi rende felice.
Quest’anno in particolare, mi sono interessata a seguire diversi incontri con volontari e missionari presso la parrocchia del quartiere dove abito, a Bologna. Nei loro racconti c’era vita, paura, sconforto, pericolo, ma anche gioia di aver vissuto una esperienza di volontariato, gratuità e solidarietà.

La scorsa estate sono partita con l’Associazione ORIZZONTI NUOVI, conosciuta grazie al papà di Fabio, il mio ragazzo, al quale avevo parlato di questo mio grande desiderio. Mi interessava conoscere le attività di questa Associazione, che si basa sul sostegno a distanza. Ci siamo così incontrati con il presidente dell’Associazione Pier Paolo Lamola, il fotografo Tonino (lo chiamavamo così per la sua gran- de passione) e il mio ragazzo Fabio, che si trovava da mesi in Brasile per motivi universitari. Ci è stata di gran- de aiuto la sua ottima conoscenza della lingua portoghese. E' stato bello condividere con queste persone, e particolarmente con il mio ragazzo, questa esperienza di vita. Eravamo un gruppo molto affiatato, pronti ad aiutarci l’uno con l’altro, soprattutto quando c’era tanto lavoro da fare.

Tutti noi eravamo consapevoli, soprattutto i primi giorni, che non sarebbe stato facile. Tante erano le preoccupazioni e le paure: di non farcela, di prendere un'infezione o una malattia, di non essere all’altezza della situazione, di sbagliare.
Abbiamo sofferto nel vedere famiglie che vivono in condizioni disagiate, case di fango, case prive di comodità, di bagni, di letti…. E' stato triste vedere ragazzine, giovani e già gravide, senza un’istruzione, senza un futuro. Ci chiedevamo: perché ai poveri non viene data la possibilità di costruire, di miglio- rare la loro vita, di un futuro felice? Perché chi nasce povero deve morire povero?
In noi c’era gran rabbia per non riuscire a fare qualcosa di più grande.

Abbiamo conosciuto tanti bambini con i quali abbiamo fatto una marea di giochi. Bambini di una solarità incredibile, affettuosi e dolci, nono- stante vivessero nella piena miseria.
“I bambini hanno diritto a un’infanzia felice, tutti dobbiamo fare qualcosa di piccolo e solidale affinché avvenga”.
Grazie alle suore missionarie Povere Figlie della Visitazione di Santana e avendo più giorni disponibili, io e Fabio siamo riusciti ad entrare in contatto con le loro consorelle che operano a Maceiò (capitale dello Stato di Alagoas) e che ringraziamo per la loro disponibilità e per averci accolto ed ospitato per più di una settimana. Svolgono lavori molto difficili nelle favelas, dove hanno aperto asili per bambini di famiglie molto disagiate. Dirigono anche un centro che ospita bambini di strada, senza una famiglia oppure con genitori problematici, bambini che facevano parte di gang di delinquenti. “Meninos” che hanno bisogno di essere rieducati, istruiti e aiutati a crearsi altre opportunità nella vita, al di fuori del mondo della droga e della delinquenza. Il centro dà loro la possibilità di formarsi, crescere, imparare un mestiere: come il panettiere, il falegname, il gelataio.
Lì ci siamo divertiti a fare delle attività con i bambini: Fabio organizzava partite di calcio; io, invece, mi impegnavo ad insegnare qualche frase in italiano ai bambini più piccoli, ovviamente con un pò di difficoltà data la mia scarsa conoscenza del portoghese.
Alla soddisfazione che provavamo svolgendo le attività con i bambini, si affiancava spesso una grande tristez- za per la nostra impossibilità di poter cambiare o migliorare la vita di tanta gente che in Brasile vive in condizioni di estrema necessità. Allo stesso tem- po ci sentivamo fortunati per tutto quello che avevamo avuto nella nostra vita.
Ma sicuramente, la soddisfazione più grande per noi era il sorriso dei tanti bambini. Giocare con loro, ridere, ricevere un abbraccio, una loro carezza e un grazie ci facevano sentire felici.

Questa esperienza è stata per me molto importante, forse la più costruttiva dal punto di vista sociale e umano. E' stata una parentesi di vita che non potrò mai cancellare.
Tante volte avevamo voglia di piangere, tante volte ci siamo impressionati, tante volte ci siamo sentiti inadeguati, ma non ci siamo mai tirati indietro, non abbiamo mai mollato. Soprattutto abbiamo voluto tanto bene ai bambini e tuttora gliene vogliamo, come certamente è stato anche dall'altra parte.
Quando abbiamo iniziato questa esperienza non avevamo considerato gli affetti, e ora che è finita ci rendiamo conto di aver amato e fatto felici tanti bambini. Porteremo sempre con noi i loro sorrisi.
Ringrazio di cuore i miei compagni di viaggio e tutti i membri dell’Associazione Orizzonti Nuovi per avermi dato la possibilità di vivere questa bellissima esperienza di vita.

Antonella Talarico



Nell'Aprile 2008, avendo vinto una borsa di studio presso l’Universidade Federale do Rio de Janeiro, sono partito per il Brasile per trascorrervi un anno, terminare i miei studi in Economia e scrivere la mia tesi di laurea. Il ruolo di Coordinatore svolto dai miei genitori
Nunzio e Lucia all’interno di Orizzonti Nuovi, aveva già da tempo stimolato in me la voglia di dare una mano all’associazione. Conoscendo da diversi anni la lingua portoghese mi era anche capitato di tradurre varie lettere giunte dal Brasile alle famiglie benefattrici. Così, prima di partire per Rio de Janeiro, discussi con mio padre della possibilità di affiancare il presidente Pier Paolo nel viaggio associativo in Brasile. Così, spinto anche dalla enorme volontà della mia ragazza Antonella di recarsi in terra di missione, sono riuscito a raggiun- gerli nel Nord-Est del Brasile, per condividere con lei questa esperienza di volontariato.

L’impatto con una realtà completamente differente, soprattutto da quella italiana ma anche da quella che sto vivendo a Rio de Janeiro, non è stato affatto facile. Anche se dopo qualche tempo sembravamo abituati a convi- vere con le condizioni di estrema povertà che vedevamo quotidianamente, non potevamo non impressionarci ogni qualvolta incontravamo famiglie con tanti figli, senza un papà, che vivevano in case di fango e che avevano come unico obiettivo la sopravvivenza. Spesso mi dicevo: “Sembra che sia impossibile trovare una famiglia che stia veramente peggio di tutte le altre. Da queste parti esiste sempre un peggio al peggio…”.
Quando la giornata terminava e mi fermavo a pensare a tutta la gente che avevamo visitato, la tristezza prendeva il sopravvento. Vedere così tanti bambini felici e sor- ridenti, ma senza alcuna pro- spettiva di un futuro migliore, mi faceva pensare che ancora tantissimo c’è da fare in que- sto enorme Paese.

È impensabile che gli aiuti ricevuti dall’Italia e dal Governo Brasiliano (borsa famiglia) siano sufficienti a cambiare le cose nel breve periodo. Manca infatti, qui in Brasile, un intervento forte dello Stato nell’ambito del sociale, per collocare le basi per uno sviluppo economico e umano che coinvolga tutti gli strati della società brasiliana. Un sistema scolastico precario, una sanità di pessima qualità e spesso la mancanza di buona volontà da parte degli stessi brasiliani nel cercare di migliorare una situazione disastrosa, non fanno altro che creare una società di persone che vivono alla giornata. Senza apparentemente preoccuparsi tanto di avere, ad esempio, un figlio a soli 12 anni. Vedere “bambine” col pancione e con un neonato in braccio, dopo qualche giorno non ci sorprendeva più.

Nonostante le enormi difficoltà che quotidianamente incontravamo e i ritmi elevati che affrontavamo (e che talora Pier Paolo tentava di tenere ancora più alti!) siamo comunque riusciti a portare a termine “quasi” tutti gli obiettivi che l'associazione si era prefissa. Abbiamo incontrato e conosciuto tantis- sima gente che lavora al fianco dell’Associazione Orizzonti Nuovi: da Padre Vicente a Suor Carmelina, da Padre Melchisedech a Suor Giovanna, da Suor Maria a Padre Alailson. Da tutte queste persone eccezionali abbiam sempre ricevuto una ottima ospitalità, spesso ricambiata lavorando con loro e dando una mano nelle loro attività pastorali e di volontariato.
Una delle cose più belle di questa espe- rienza è stata quella di aver sentito, in tanti momenti, che stavo rendendo felici i bambini, anche se per poco. Non vedevo l’ora di visitare nuovi villaggi, chiamare a raccolta i bimbi e fare con loro tutti i giochi che in quel momento mi venivano in mente. Sarà impossibile dimenticare tutti quei sorrisi…
Questa esperienza un po’ mi ha cambiato e ha maturato in me la convinzione che ognuno di noi ha il dovere di fare, per quanto possibile, qualcosa per aiutare chi è meno fortunato.
Ringrazio e saluto i miei compagni di viaggio: la mia ragazza Antonella, compagna anche nel vivere esperienze forti, l’apprendista fotografo Tonino e il premuroso e preciso presidente Pier Paolo.

 
 
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