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12/04/2005: Lunedì di Pasquetta da don Vincenzo: un giorno di tristezza... nostalgica

Una delle tante testimonianze del nostro missionario a Proprià: storie di "ordinaria quotidianità", che ci rivelano il volto del servizio e della missione. Un modo per tornare allo spirito della Pasqua...
Autore: Don Vincenzo De Florio


Dettaglio della news


Svegliare Pinocchio dal suo sonno profondo, steso lì per terra sul pavimento per dormire più fresco (... dal letto ove vorrei che dormisse, si getta giù subito, appena mi allontano!) mi faceva pena, ma era doveroso proprio ora che finalmente sta maturando l’idea che a scuola, e ogni giorno, ci deve andare, almeno per non obbligarmi a “sculacciarlo”. Ma oggi è Pasquetta, e da noi in Italia ci si affretta di buon mattino a fuggire dalla città, prima che si intasino le strade di euforici e pericolosi villeggianti. In Brasile, invece, è un giorno lavorativo come tutti gli altri. Lo avrei lasciato dormire fino a mezzogiorno, dopo le ultime notti strappate dal sonno.
Anche la sera del Giovedì santo era stato impossibile svegliarlo, steso come era sopra i banchi della chiesa mentre con la comunità si adorava l'Eucaristia; si era tentato in ogni modo di svegliarlo, ma, appena lasciato solo, barcollava.
Questa volta l’avevo lasciato dormire insieme al fratello Jeovany, assicuran-domi d’aver ben chiuse le porte, per evitare indesiderate visite notturne… Ma il forte e continuo scampanio che accompagnava il canto di Gloria per annunziare a tutti il Cristo Risorto, ha questa volta svegliato Pinocchio che, piangendo, ha chiesto aiuto a Jeovany, che invece continuava a dormire.
Eccoli lí, ora, appiccicati tutti e due alle inferriate della chiesa… svestiti alla men peggio, e sorridenti per avercela fatta a venir fuori di casa… anche a porte chiuse.

Oggi, Pasquetta, li avrei lasciati dormire. Come i giorni di S. Stefano o di Ferragosto, sono gli unici in cui si vola con la mente ed un pó di tristezza e tanta nostalgia all’Italia: quei pezzi di agnello da arrostire alla brace, quei timballi già pronti, la scodella con il profumo e la dolcezza dei piselli freschi… ti fanno inutilmente leccare le labbra!!
Una volta tanto posso dare ragione a Ciccillo, amico carissimo, che con amichevole cocciutaggine mi crede un eroe: Pensando a te - mi scrive per gli auguri pasquali - ai sacrifici quotidiani che sei chiamato ad affrontare e superare, con l'amore e la passione che contraddistinguono il tuo cuore sacerdotale, noi avvertiamo la pochezza e la quasi inutilità della nostra vita, per cui non ci rimane che pregare Dio, affinché provveda Lui a colmare i vuoti, le carenze e le nostre umane debolezze. Ci sia consentito, almeno, di sentirci uniti a te, per condividere spiritualmente con te i frutti della tua vita e della tua missione.
Faccio del mio meglio per disilluderlo, pensandomi un poveraccio, più che un eroe, che ha avuto la fortuna di lasciarsi contaminare dal grido di comunità povere solo economicamente, ma ricolme di umanità e che arricchiscono a dismisura la mia vita.

Santana do São Francisco, amo ripetere, è il paradiso che al buon Dio è piaciuto donarmi nella vecchiaia, e ne rendo immense grazie al Signore che ha voluto scegliere me: il mio sogno è che non manchi chi sia capace di lasciarsi sedurre: di sacrifici quotidiani ne richiede molti di più la nostra società occidentale, il Terzo Mondo ricompensa a dismisura gli inevitabili sacrifici del quotidiano: ti senti arricchire ogni momento di umanità e di bontà.
Sentitemi un fortunato più che un eroe, e pregate che non si inaridisca questa fonte.
Vi abbraccio tutti.

Don Vincenzo


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