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29/11/2005: Non una, non due, non tre….

Il messaggio di don Vincenzo De Florio per l'avvento 2005. Una delle sue tante lezioni di umanità e di "vita vissuta" che ci fanno rimpiangere il non averlo sem-pre vicino fisicamente, ma allo stesso tempo ringra-ziare Dio per il dono che, attraverso la sua testimo-nianza, ha fatto alla nostra Chiesa. Nell'allegato pdf, stampabile e da distribuire a tutti gli amici, l'introdu-zione e l'augurio natalizio di don Vincenzo.
Autore: Don Vincenzo De Florio
» apri o scarica (145 kb)


Dettaglio della news

… ma è per la decima volta che ritorno in Brasile e sempre con la stessa gioia, lo stesso entusiasmo. Dieci anni fa, quando annunziavo la mia partenza per il Brasile, mi giustificavo: avendo raggiunto l’etá di 67 anni, mi premeva preparare i bagagli per il viaggio definitivo e, partendo dal Brasile, la porta del Paradiso me la sarei trovata spalancata.

Ricordavo così il passaggio attraverso le Alpi con la famiglia di Mirko che emigrava in Francia. Si volle la mia presenza per maggiore sicurezza morale. Alla frontiera mentre per me fu sufficiente presentare la Carta d’identità senza alcun problema, il fratello zingaro si affrettò a presentare tutto un malloppo di carte firmate e timbrate per dimostrare abbondante-mente che era tutto in regola: identità, carta di circolazione, permesso di soggiorno per lui e i numerosi fratelli. … Il Carabiniere subodorò che poi non tutto doveva essere in regola e ci fece accomodare in caserma: perquisizione minuzio-sa, verifica delle carte…
Accennai appena che la famiglia stava trasferendosi in Francia perché pochi giorni prima il papà era stato ucciso dal figlio maggiore in stato di ubriachezza, e che la mamma, qualche mese prima, era morta in un incidente stradale: il suolo italiano non dava bene per loro. Non so se per compassione o per un motivo molto più concreto: meglio avere in Italia una famiglia zingara in meno! … ci si lasció passare. Come poi andò la traversata delle Alpi a quota 2000 in pieno inverno con neve e ghiaccio abbondante, lo racconto nel mio libro zingaresco.

Intendevo dire col racconto che se in data piú o meno prossima per l’eternità, mi presentassi alle porte del Regno partendo dall’Italia, S. Pietro, osservando che arrivavo con un grosso malloppo di certificati (s. messe celebrate, rosari recitati, omelie pronunziate…!), dubitando su l’autenticità del sigillo “misericordia voglio e non sacrifici!”, mi lasciasse lí fuori in attesa di qualche poveraccio che intercedesse per me. Al contrario, S. Pietro vedendomi giungere dal Nord-Est brasiliano, terra da sempre oppressa e sfruttata, scambiandomi per un indigeno, darebbe immediatamente ordine agli Angeli di spalancarmi la porta: …sta arrivando un povero affaticato dalla terra bruciata nordestina: preparate la festa!!

Certo è che stando in questa terra mi sento piú al sicuro dal: …guai a voi ricchi, perché avete già la vostra consolazione! (Lc 6,24). Non trovandomi nella schiera dei Beati (lc 6,20), cerco di mettermi dalla parte dei Benedetti dal Padre mio (Mt 25,34). Don Tonino Bello amava affermare che in Paradiso si va o perché Beati o perché Benedetti: non c’è altra possibilità.

Arrivando l’altro ieri nell’isola degli Indios rivivevo quanto giá tra gli Zingari: accolto e amato come uno di loro, immerso tra loro, sentivo su di me lo sguardo di predilezione del Padre.

Capisco che non a tutti è dato venire in Brasile o uscir fuori dalla propria terra, sarebbe anzi errato: permettetemi, però, di sentirmi fortunato, privilegiato più che eroe.
Attraversando le terre aride del Sertâo, si incrocia non di rado qualche antico carro ancora trainato dai buoi con ruote totalmente di tavola; ritto in piedi sul car-ro un alto negro, secco e magrissimo co-me il lungo bastone appoggiato ai fianchi che serve ad orientare il cammino dei buoi. Si sfiorano villaggi piú o meno gros-si; sempre qualche Cappella evidente-mente chiusa: il sacerdote vi arriva molto raramente.
Manca abitualmente la presenza di un Pastore ma non DEL PASTORE che alimenta le pecore deboli e cura quelle malate. La messe qui è proprio molta, ma gli operai quasi niente!

Come non rendere grazie a Dio che ha suscitato in me l’attenzione verso questa terra, e sentirmi grato alla mia Chiesa che mi lascia errare tra questi fratelli!

Ci approssimiamo al tempo di Avvento, tempo di preparazione e attesa del Figlio che si fa bambino, si fa povero per indicarci il luogo dove incontrarLo con sicurezza. Mi auguro e prego che altri si lascino invadere e sospingere dallo Spirito: senti che non stai sbagliando.

Buon cammino verso questo Natale!

Don Vincenzo

Se vuoi leggere anche l'introduzione e l'augurio natalizio di don Vincenzo,
SCARICA L'ALLEGATO PDF
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