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22/12/2005: SOLIDARIETA' non è solo una parola...

A distanza di poche settimane, un altro messaggio nata- lizio di don Vincenzo De Florio: la solidarietà che si rende concreta nelle storie di vita quotidiana e che ci invita a partecipare con il nostro contributo, magari piccolo ma sempre essenziale.
Disponibile per la stampa e la distribuzione anche l'allegato pdf.

Autore: Don Vincenzo De Florio
» apri o scarica (121 kb)


Dettaglio della news

“SOLIDARIETÀ” non é solo una parola...

...ma una realtà che si vive quando il cuore stracolma di bontà. È in forza di questa concreta realtà che il villaggio Sambabira, messo su da alcuni anni per una cinquantina di famiglie contadine Sem Terra, sta per benedire il Signore per il dono di un pozzo artesiano offerto da persone amiche dell’Italia che si son fatte carico della loro sete. L’ hanno fatto, certo, non per sentirsi dire dal Giudice il giorno ultimo in cui saremo giudicati senz’appello, tanto il test dell’esame è abbastanza noto a tutti: “Venite, benedetti dal Padre mio, e prendete possesso del Regno: perché avevo sete e mi avete dato da bere!”. È una benedizione scontata e ben custodita specialmente se avremo la gioia di chiedere al Giudice-Signore: “Ma quando mai ti abbiamo visto assetato e ti abbiamo dato da bere?”…!
È così sempre tutte le volte che il Signore-Giudice lo incontriamo e non ce ne accorgiamo tanto il suo volto è a noi comune e sfigurato nel volto dei tanti che, stando alle statistiche, sono poi più dei ¾ dell’umanità.
È così anche per i genitori di Tommaso che, non potendo più costruire la casa per il figlio, strappato loro da un incidente così incredibile e tanto tragico, hanno deciso di dare una casa a Dionisio che tarda a sposarsi nell’impossibilità di farsi una casa nonostante la fortuna d’aver trovato, già da alcuni anni, un lavoro nei campi con il salario iniquo (€ 2,00 al giorno) che perpetua lo sfruttamento degli schiavi legalmente in vigore fino ad un secolo fa. È una casa, tra le tante, oramai, che abbiamo la gioia di offrire ai tanti senza tetto della nostra cittadina, grazie alla generosità degli amici che continuano a sostenerci.

Velocemente ci avviciniamo al Natale e qui in Brasile arriva il tempo delle ferie. I ragazzetti aspettano per venerdì prossimo l’inizio delle vacanze estive. Jeovany (il figlioccio che vive con me insieme al buon Marquinho, e che ama chiedermi la benedizione la sera prima di andare a letto: “Bença pai = benedicimi papà” da quando lo scorso anno gli morì il papà), mi comunicava la lieta notizia: “Sono stato promosso in portoghese e matematica” assicurandomi che lo sarà anche nelle altre materie. Come abbia fatto non lo so, anche se nei frequentissimi giorni in cui non va a scuola (…la mamma non mi ha lavato il pantalone, o …mi hanno rubato i sandali, o…!) cerco di aiutarlo a scrivere, leggere o fare conti.
Pinoquio, il fratello più piccolo, non ce la farà certamente a passare in seconda: lui a scuola non c’è quasi mai andato. Un pò dorme su dalla nonna, varie volte col fratello da me, ma a scuola… è una pena. Vengono da una situazione famigliare disastrata. Proprio domenica (che per la gente è il giorno del bere = ubriacarsi con la caxaça) corremmo allarmati nella casa dalla mamma che, fuori di sé per l’alcool, aveva con uno spintone fatto cadere il marito, altrettanto ubriaco, contro una sedia. Bachino, il marito, era steso a terra con il cranio inzuppato di sangue e semisvenuto. Grazie a Dio se l’è cavata con qualche punto in testa. L’alcolismo è sempre stato la droga dei poveri e la caxaça, acool puro estratta dalla canna da zucchero, ha un prezzo molto basso. La vita di chi é senza lavoro, senza salario, senza alcuna prospettiva sul futuro… trova nell’alcool una via d’uscita deleteria al vuoto della vita, e la mortalità causata dall’alcool è frequente.

È una realtà che non ci scoraggia, anzi ci incentiva nella necessità di porci accanto a questi fratelli ancora vittime di una schiavitù di fatto vissuta per secoli e che continua nella realtà.
Il Natale è un momento forte che ci unisce al grido di tanti sfruttati del mondo per una Nascita sempre più vissuta del Cristo = Emanuel (= Dio con noi) che torna immancabilmente per annunziare la liberazione degli oppressi. Sta a noi, che concretizziamo il Natale nella storia di oggi, dare a Dio il nostro cuore, i nostri occhi, le nostre mani. Grazie della vostra attenzione e della mano che ci date specialmente con il vostro affetto e amicizia.

Vi ricordo che siamo nella necessità dell’acquisto di un nuovo pulmino, perché quello offertoci cinque anni fa ci crea non rari problemi economici. Un Ducato-Fiat ci dà la possibilità di raggiungere le famiglie sparse nei vil- laggi e che, in genere, sono ancora più povere. Partecipereste cosí concreta- mente alla festa che ci fanno ogni volta le famiglie dei villaggi vedendoci arrivare. Bello sarebbe se poteste sperimentare i sorrisi caldissimi dei bimbi che stringendosi a noi ci chiedono: Bença Pade, Bença tio = Benedicimi Padre, Benedicimi zio! Vi assicuro che non è per farci un complimento quando ci ripetono con sorriso e lacrime insieme: La vostra venuta è una benedizione del Signore e la stessa vita del villaggio è di molto cambiata. Non per niente viene annunziato che è proprio in mezzo a loro che si realizza e vive il Regno di Dio.
Un vostro piccolo contributo, tramite l’Associazione O.N.L.U.S. ORIZZONTI NUOVI, che ci accompagna nel servizio, può permetterci la realizzazione di una necessità non certo primaria, ma semplice strumento molto utile.

Un abbraccio, con sinceri e fraterni AUGURI
di un Santo e Felice Natale.


Don Vincenzo

Se vuoi stampare e distribuire questo augurio natalizio:
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