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Cresce il gemellaggio con la diocesi di Proprià

Si è ripetuta, dal 17 al 20 febbraio scorso (1995), la visita nella nostra Diocesi di Castellaneta del Vescovo della Diocesi "gemellata" di Proprià, nel Nord-Est del Brasile. Una occasione preziosa per riflettere sulle dimensioni vocazionale e missionaria, attraverso l'esperienza di vita di un testimone scomodo.

Un ringraziamento sincero
Grazie, Mons. Lessa, per essere venuto tra noi per concelebrare con Mons. Scarafile il diaconato di Lorenzo Bonfanti e Marzio Gonzaga de Lima, seminaristi delle due diocesi che hanno voluto con il loro gesto essere segno visibile della comunione sempre più profonda tra le due Chiese. Oltre a vivere un grande e solenne momento liturgico (e di festa!) a livello diocesano, attraverso le celebrazioni e gli incontri organizzati nei vari paesi (Laterza, Palagiano, Ginosa, Massafra) ci hai fatto meglio conoscere ed apprezzare la tua chiesa povera e perseguitata ma proprio per questa viva e "genuina". Grazie di averci fatto conoscere i seminaristi Marzio, Janison, Elias e don Givaldo, che già sentiamo parte della nostra comunità. Grazie per aver accolto l'invito della nostra Diocesi a mandare in Italia per gli studi di specializzazione padre Isaia Carlos Nascimento Filho - giunto proprio in questi giorni -, rinunciando ad un altro sacerdote prezioso per la tua diocesi (ce ne sono appena 16!), certo della promessa evangelica che "è donando che si riceve". Anche a lui auguriamo, in questi anni che conoscerà le nostre comunità parrocchiali, di essere segno concreto dell'amicizia fra le Chiese gemelle, provocazione vivente per tutti noi, sacerdoti e laici, che sempre ci rifugiamo dietro le nostre comodità ed i nostri problemi, quando si tratta di farci missionari e solidali in prima persona. Al proposito mi sorge spontanea una domanda: non è che la "crisi vocazionale" che stiamo vivendo nasce anche dalla mancanza di apertura delle nostre comunità cristiane? Ci stai dando l'esempio, e non sarà un caso che, a Dio piacendo, nel prossimo anno saranno ordinati nella tua Diocesi ben nove nuovi sacerdoti!
E così, caro Don Lessa - forse chiamarti monsignore può sembrare un titolo troppo altisonante per te, che ami vivere nel nascondimento, condividendo le miserie e le vessazioni della tua gente -, te ne sei già andato. Appena quattro giorni, ma indimenticabili per l'intera comunità diocesana. Nell'era post-tangentopoli, mentre i nostri mass-media ci inondano di dibattiti sulla crisi politico-istituzionale-economica di questa nostra povera Italia (prima o seconda Repubblica?), ci siamo sentiti dei privilegiati rispetto alle storie di corruzione, clientelismo, sfruttamento spietato e martirio dei diseredati della tua terra che ci hai, con tanta passione, raccontato.

Poveri o resi poveri?
"Empobrecidos" li definisce bene il termine portoghese, ossia impoveriti, "coloro che sono stati resi poveri", non certo perché lo abbiano meritato, ma perché le diverse forme di vecchio e nuovo colonialismo che hanno caratterizzato la storia del Brasile hanno generato "naturalmente" un Paese del paradosso, dove non esiste la classe "media": il 2% della popolazione, quella che governa (chissà mai perché?), è ricchissima; il 4-5% è ricca; il 12-13% è benestante; tutto il resto della popolazione (attorno all'80%) è povera o poverissima. Un Paese dove le risorse di un territorio sterminato, grande 28 volte l'Italia, sono immense, certamente sovrabbondanti rispetto a quelle che sarebbero sufficienti agli appena 150 milioni di abitanti per vivere dignitosamente, ma che in realtà utilizza solo una parte insignificante di quelle risorse, vivendo prevalentemente nella fame e nella miseria.
Ma come potrebbe essere diversamente se, sin dalle origini della sua "scoperta", i colonizzatori europei - lusitani, olandesi ed inglesi in prevalenza - hanno ben pensato di instaurare un regime di tipo feudale, affiancando alla popolazione indigena, incolta e disarmata, gli schiavi del nord-africa, affinché i vari "signorotti" della terra, tutti rigorosamente "made in Europe", potessero meglio spartirsi le ricchezze del Paese. Nessuna differenza, quindi, rispetto alla situazione attuale, che vede in tutto il centro-nord del Brasile masse sterminate di campesinos, braccianti agricoli che non hanno neppure il diritto di proprietà sulla casa di fango costruita con le proprie mani, alle totali dipendenze di fazendeiros ricchi e senza scrupoli, massimi rappresentanti del potere politico locale o comunque ad esso strettamente alleati.

Miseria di campagna e miseria di città: la spirale perversa della economia mondiale
Ma anche nei centri urbani del Sud (Rio de Janeiro, San Paolo, Belo Horizonte, ecc.), civilizzati e tecnologicamente avanzati, la situazione non è certo migliore:
- ai campesinos si sostituiscono i favelados, in gran parte emigrati provenienti dalle zone più povere dell'entroterra, costretti a vivere in condizioni disumane a migliaia di km dalla propria famiglia, disoccupati o rappresentanti del sottoproletariato urbano, facilmente soggetti alle lusinghe del guadagno facile ed illegale;
- alle case in fango si sostituiscono le baracche dei quartieri ghetto; ai "signorotti" della terra di sostituiscono i ricchi capitalisti del Nord-America, dell'Europa, del Giappone, che, soprattutto mediante le loro multinazionali impoveriscono enormemente il Paese, esportando quasi tutto quello che può essere prodotto!
- alla schiavitù materiale si sostituisce quella economica, ancora più iniqua e perversa, perché meno appariscente ed apparentemente "legale", frutto delle logiche del mercato (a proposito: cosa hanno fatto oggi la borsa e la lira italiana?) e della concorrenza. E' forse ingiusto che un Paese dal debito estero tra i più alti del mondo abbia pagato, solo per gli interessi, oltre due volte e mezzo l'ammontare del debito stesso? Checché ne pensino gli economisti, la vera risposta risiede nelle piaghe dei 100 milioni di poveri brasiliani, delle famiglie in dissoluzione, dei 36 milioni di "meninos de rua", dei 10 milioni di minori che hanno sempre avuto per loro casa la strada ed il marciapiede. Proviamo a chiedere a loro cosa sia "giusto" e "ingiusto"!

Il coraggio della testimonianza
Potrei continuare a lungo, se non fossi venuto tu, Don Lessa, proprio tu che quelle situazioni vivi in prima persona, moltiplicate per cento, per mille e per trecentomila - quante sono le anime che ti sono state affidate nella Chiesa sofferente di Proprià - a parlarci di speranza, di giustizia, di coscientizzazione e di educazione, uniche "armi" cristiane, ma anche profondamente umane, contro lo strapotere dei ricchi e dei potenti. Tu che sei sotto processo per aver difeso il diritto delle famiglie di contadini al possesso di una terra che per quarant'anni avevano paziente-mente coltivato, di fronte alla pretesa di una grozza multinazionale di potersene appropriare impunemente per accrescere la monocultura della canna da zucchero. E' evidente: quando un Vescovo, un Pastore della Chiesa, decide di non sfruttare questo suo "titolo" per essere scagionato (questo ti era stato offerto dai giudici, in privato), per rimanere affianco al popolo inerme e indifeso, quando decide di accettare l'interrogatorio, nonostante quasi 24 ore di estenuante attesa, con il solo aiuto dello Spirito di Dio (Non vi preoccupate di quel che direte...; lo Spirito vi illuminerà), qualcosa si spezza nella fortezza del potere politico; il Regno di Dio si manifesta, evidente, lampante, dirompente, anche nella umiltà e semplicità della gente radunata in preghiera. Qualcosa, o meglio Qualcuno, ci dicono che questa situazione cambierà, e non saranno le armi o le ribellioni violente a farlo, ma il lavoro paziente ed incessante delle comunità di uomini liberi che la Chiesa di Proprià continua a formare ed a coscientizzare. Anche noi, così "civilizzati", abbiamo tanto da imparare...

Il punto sui progetti
La visita di Mons. Lessa è stata anche l'occasione per fare il punto sui numerosi progetti in atto, riguardanti principalmente il settore dell'educazione, socializzazione e professionalizzazione dei minori "a rischio":
- adozioni a distanza per accompagnare fino a 18 anni la crescita di ragazzi carenti o per permettere ad alcuni di loro più meritevoli di completare il "secondo grado" di studi (corrispondente ai primi tre anni della nostra scuola superiore, ma in realtà con un livello finale di istruzione appena paragonabile a quello della nostra scuola media inferiore!)
- sostegno a progetti di recupero e accoglienza, in particolare al "Progetto Ragazzo Davide" che si occupa di 200 minori della città di Proprià - proposta di offrire per un anno un pasto caldo ("merenda"), contribuendo con 500 lire al giorno - ed alla comunità di accoglienza di Limoeiro che attualmente ospita una trentina di ragazzi di strada cercando di reinserirli nell'ambiente sociale e di impegnarli in attività agricole (coltivazioni ed allevamenti) - proposta di finanziare micro-progetti per il completamento della nuova casa-alloggio dei ragazzi e delle attività professionali;
- infine borse di studio per i numerosi seminaristi di Proprià, che rappresentano una grande speranza per quella Chiesa.
(Per ulteriori informazioni sui progetti telefonare al numero 099/8296943).

La nostra piccola Chiesa di Castellaneta sta facendo tanto, e molto di più ancora può fare. Anche questa Quaresima appena iniziata può essere un occasione propizia per accrescere la comunione profonda che ormai si è creata.
Siamo certi che, con la probabile visita di Mons. Scarafile a Proprià nella prossima estate, e con l'inizio di una nostra presenza permanente in quella terra lontana, questo gemellaggio diventerà sempre più adulto e maturo, permettendo a tutti noi, laici e sacerdoti, di sperimentare concretamente la missionarietà, mediante la condivisione di mezzi e risorse ma soprattutto di tempo ed esperienze, così come viene reso possibile dai sempre più frequenti viaggi oltreoceano.
Siamo tutti invitati a collaborare!

Pier Paolo Lamola



 
 
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